Pascasio, asceta irlandese, e il monachesimo pre-pulsanese sul Gargano

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Collana “Documenta Inedita”.


Questo libro, basandosi sulle fonti documentali che pubblica, presenta la poco conosciuta ma importante figura del santo monaco Pascasio, nato in Irlanda, il quale sul cadere del VI secolo, ancora trentenne, abbandonò la sua terra e si fece “pellegrino per Dio”.
Dunque, un monaco che giunse in Italia sulla scia di tanti altri pellegrini che proprio dall’Irlanda, o più in generale dal nord Europa, raggiunsero il nostro paese e vi si stabilirono tra il VI e il VII secolo: tra i più famosi, ricordiamo San Frediano, vescovo di Lucca, e San Cataldo, vescovo di Taranto.


Dal lontano paese nordico, Pascasio giunse al Monte Gargano, attratto dalla fama del santuario micaelico, per vivere un ideale di vita cristiana espresso dal monachesimo eremitico. Qui arrivato condusse una vita tutta ispirata all’evangelo, e in armonia col creato e all’ombra dell’amato santuario micaelico, che non mancava di visitare ogni giorno, organizzò la vita monastica guidando tanti monaci nel povero monastero dell’Agnus Dei alle falde di Monte Turmite, prospiciente la strada “scannamugghjier”, non mancando di esercitare i precetti evangelici, soccorrendo e confortando gli ultimi: malati, vedove, orfani, poveri di ogni sorta, pellegrini. Per circa sessant’anni Pascasio è vissuto sul Gargano, per più di metà dell’intero VII secolo, lasciando tracce vivissime nel territorio e venerazione grandissima da parte delle generazioni dei secoli successivi.


Dopo più di trecento anni dalla sua morte, agli inizi del secondo millennio, il monastero garganico dell’Agnus Dei custodente le spoglie di San Pascasio passò alle dipendenze dei monaci Cavensi, i quali lo ressero per poco tempo e, prima di abbandonarlo, ebbero cura di trasferire il corpo del santo monaco Pascasio nella loro dipendenza di Lesina, allora molto attiva, ove lo custodirono in una capsula di marmo posta sotto un altare del soccorpo della stessa chiesa lesinese. Qui, la venerazione per Pascasio continuò viva per molti secoli, almeno fino al 1546, quando un forte terremoto sconvolse il Gargano e diroccò anche Lesina.


Ma i monaci Cavensi non trasferirono a Lesina solo il corpo di Pascasio, portarono via dall’Agnus Dei all’abbazia madre di Cava dei Tirreni anche la pietra tombale di San Pascasio, del VII secolo – rintracciata e qui pubblicata – contenente un’autentica iscrizione “eucologica” e un ritratto sintetico del santo, che ispirerà la Traditio ecclesiale di Pascasio e, dopo alcuni secoli, la Vita – Codice 7 della Biblioteca Capitolare di Benevento, ff. 101r-110r – trascritta, tradotta e pubblicata.
Attraverso questi documenti, l’epitaffio eucologico e la Vita, strettamente connessi alla divina liturgia, capiamo la grandezza di Pascasio, autentico uomo di Dio, venuto dal nord Europa e santificatosi sulle balze del Gargano.


Nel 1598, per l’abbandono del centro abitato di Lesina e per la struttura decadente della chiesa lesinese, i resti di San Pascasio furono trasportati a Napoli nella basilica della SS. Annunziata dove ancora oggi si trovano. La sua venerazione, dunque, dal Gargano è continuata in Napoli.
L’autore ricostruisce attraverso i documenti rinvenuti le vicende della Vita di questo grande fondatore del monachesimo eremitico sul Gargano, autentico precursore del monachesimo pulsanese.


Autore: Alberto Cavallini.
Anno: 2018.
Editore: Arti Grafiche Grilli.